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Il paziente al centro anche nella "silver generation"

Malattie croniche e terza età. Ma anche prevenzione e ricerca. E poi il mantra del “Paziente al centro” di Sanofi declinato in tutti gli ambiti, un approccio culturale che permea l’azienda in tutte le sue espressioni. “Occorre assicurare che i punti di vista dei pazienti vengano presi in considerazione. E che le soluzioni per migliorarne la salute riflettano le loro priorità ed esigenze specifiche. A cominciare dalle prime fasi di ricerca e sviluppo”, precisa Antonio Tataranni. Che ricorda la nomina di un ‘Chief Patient Officer’ a sostegno dei pazienti come ‘prima assoluta’ nell’industria farmaceutica nel mondo.

 

“Il paziente silver è molto più che un problema clinico”. Così Antonio Tataranni, vice-presidente Global Medical Affairs Sanofi, inquadra sin dall’inizio il tema delle malattie croniche per la terza età. E subito mette a fuoco il tema rispetto al diabete. “Nell’anziano è il prototipo della malattia che richiede un approccio terapeutico integrato, a cominciare dall’inquadramento fisiopatologico della malattia fino alla gestione delle sue complicanze”.

Qual è la fotografia della silver generation, la generazione dai capelli d’argento?
“L’invecchiamento della popolazione è un trend che non può essere fermato, poiché é principalmente il risultato del miglioramento delle condizioni di vita e della riduzione di gran parte delle malattie trasmissibili. Ed è in costante crescita: nel ventesimo secolo la popolazione mondiale ha guadagnato un anno in più di vita ogni 5 anni. Per esempio nel 1900 l'aspettativa di vita degli Stati Uniti era di quarantasette anni, mentre entro il 2030 potrebbe raggiungere gli ottantacinque. L’ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Hiroshi Nakajima aveva anche dichiarato che di fronte ad una popolazione che invecchia e all’avanzamento della tecnologia è solo questione di tempo prima che la razionalizzazione del trattamento con tutte le sue implicazioni etiche diventi inevitabile. La vera sfida a mio avviso é di capire chi si prenderà cura degli anziani, e soprattutto quale sistema sanitario potra permettersi l’esplosivo aumento dei costi che sarà causato da questo tsunami”.

Il paziente anziano e le patologie croniche, un problema clinico sempre più importante. Da dove iniziare ad affrontare la questione?
“Certamente c’è la necessità di un approccio integrato e di un’analisi della qualità della cura. Il paziente anziano e più precisamente l’invecchiamento della popolazione mondiale è però molto più di un problema clinico. Già nel 1996 ancora Nakajima aveva dichiarato che l’aumento del numero degli anziani nel mondo sarà una delle forze più importanti che cambierà i sistemi sanitari e sociali nel prossimo secolo.

Quali spunti suggerisce per migliorare il quadro complessivo del trattamento nel paziente anziano, spaziando dall’innovazione tecnologica all’accesso alle cure?
“Certamente l’invecchiamento della popolazione avrà due conseguenze maggiori ed interconnesse. Da un lato l’aumento del numero di pazienti con malattie croniche associate all’invecchiamento, incluso il diabete. Dall’altro lato la necessità impellente di diminuire i costi del trattamento per il singolo, anche per tentare di evitare un’eslposione della spesa sanitaria”.

Ci fornisce alcuni esempi di quello che sta già succedendo per contenere i costi?
“Dovremmo passare dal rimborso per la singola prestazione o esame al rimborso per il risultato (ovvero una valutazione per valore). O ancora dal trattamento della malattia in atto alla promozione della salute per prevenire i costi delle ospedalizzazioni. E poi ancora dal giudizio clinico all’applicazione estremizzata di percorsi di cura informatizzati. Inoltre una quantità sempre maggiore di costi viene trasferita dallle casse del sistema sanitario direttamenete alla tasca del paziente. Di conseguenza il rapporto tra l’uno e l’altro comincia a cambiare”.

Da quello che afferma, sembra che di fatto cambi il ruolo del paziente. Anche le nuove tecnologie avranno un ruolo importante?
“Ce l’hanno sin da ora. Si va dal concetto ‘il mio dottore ha detto che’ all’idea ‘ho letto su Internet che’. Dalla visita in ambulatorio o in ospedale si passa alla navigazione virtuale, intesa come terzo spazio.
Compaiono di fatto altri protagonisti atipici che hanno la capacità di sovvertire completamente il sistema sanitario mondiale: Google health, Calico, gruppi specializzati in Big Data, fornitori di software per la business intelligence . Il paziente di fatto diventa un consumatore digitalizzato”.

Tra le patologie croniche dell’anziano il diabete è sicuramente il più rappresentato: come gestire al meglio la patologia con la collaborazione delle diverse figure professionali?
“Il diabete, e soprattutto il diabete nell’anziano, è il prototipo della malattia che richiede un approccio terapeutico integrato. A cominciare dall’inquadramento fisiopatologico della malattia - con una minuscola frazione dei pazienti adulti o anziani affetto da diabete senza altre comorbidità - fino alla gestione delle complicanze.
Questo richiederà non solo attenzione al decorso della malattia, ma anche al sistema di cura in cui il paziente è inserito e che dovrà offrire dei percorsi razionali e ottimizzati per affrontare la complessità . Infine, tra il 2012 e il 2030 si prevede che il numero di persone affette da diabete in tutto il mondo aumenterà da 371 a 552 milioni e che la maggioranza di questi pazienti vivrà in ambienti e Paesi con scarse risorse economiche. In molti di questi, senza l’aiuto di interverti esterni e  straordinari, il sistema sanitario nazionale sarà completamente incapace di fornire il tipo di trattamento cronico e a lungo termine necessario per la buona gestione dei pazienti diabetici.

Il paziente anziano diabetico e le comorbidità. Qual è il contributo di Sanofi?
“L’impegno di Sanofi nel trattamento del diabete è dimostrato da una lunga tradizione di ricerca nel campo dell’insulina cominciata già negli anni ‘30 e dalla creazione cinque anni fa di una divisione interamente dedicata alla cura, al trattamento e alla gestione del paziente diabetico. In questi anni abbiamo sviluppato un portfolio in continuo sviluppo di farmaci antidiabetici orali, iniettabili e di servizi di supporto al paziente, senza dimenticare l’impegno nel campo dei dispositivi per somministrare insulina e incretine e dei dispositivi di misurazione della glicemia con caratteristiche innovative. L’ultimo esempio di questo approccio diversificato è costituito da numerose alleanze strategiche con partner esperti nel campo dell’integrated care. E l’alleanza tra  Sanofi-Medtronic è l’esempio più recente”.

Gli studi clinici nella popolazione geriatrica sono ad oggi un aspetto da colmare?
“Sì, perché gli studi clinici randomizzati sono su una popolazione di età adulta con un basso numeri di anziani. Insomma, ci sono pochi studi sul soggetto anziano. E poi non è da dimenticare che la definizione di soggetto anziano non è sempre concordante nei diversi Paesi. C’è necessità di dati osservazionali raccolti in ‘real life’ per poter valutare i bisogni della popolazione anziana, l’effectiveness dei farmaci e l’interferenza dei sistemi di cura a cui i pazienti hanno realmente accesso”.

Quali sono le nuove sfide per la ricerca scientifica in diabetologia nel mondo?
“Credo che ci siano alcuni temi principali come la prevenzione e la medicina rigenerativa, la closed loop monitoring, le tecnologie per la somministrazione di farmaci iniettabili e l’ottimizzazione della presa in carico e cura del paziente diabetico”.

Il paziente al centro: che cosa significa per Sanofi?
“Significa cambiare radicalmente il modo di pensare. Significa assicurare che i punti di vista dei pazienti vengano presi in considerazione e che le nostre soluzioni per migliorarne la salute riflettano le loro priorità e le esigenze specifiche. Il tutto a cominciare dalle prime fasi di ricerca e sviluppo e fino alla commercializzazione dei nostri prodotti. Significa supportare le parole con i fatti creando per esempio una ‘prima assoluta’ nell’industria farmaceutica con la nomina di un ‘Chief Patient Officer’ a sostegno dei pazienti e le persone che se ne prendono cura per assicurare loro accesso a terapie e servizi di alta qualità”.

Data aggiornamento: 8 Luglio 2014