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Nuove linee guida ESC e colesterolo LDL: più sfidanti per ridurre il rischio cardiovascolare

Le nuove linee guida presentate al Congresso ESC 2016 parlano chiaro: il livello di colesterolo LDL (LDL-C) deve essere il più basso possibile

 


 

Il congresso ESC, il più importante congresso di cardiologia al mondo, quest’anno si è tenuto a Roma dal 27 al 31 agosto. Erano presenti più di 35.000 cardiologi provenienti da oltre 140 Paesi.
 
Le linee guida presentate al congresso hanno stabilito i target di LDL-C da raggiungere in base al livello di rischio del paziente per ridurre il rischio di infarto e ictus ed è stata introdotta la raccomandazione di dimezzare il colesterolo LDL rispetto al livello di partenza.
 
Ad esempio, per un paziente che ha già avuto un infarto, quindi a rischio cardiovascolare molto alto, il target di LDL-C raccomandato è inferiore a 70 mg/dL. Ma se il suo livello di colesterolo LDL basale è compreso tra 70 e 135 mg/dl è raccomandato ridurre il colesterolo LDL almeno il 50% per limitare il rischio di un secondo infarto.

Queste raccomandazioni sul colesterolo LDL trovano conferma in numerosi studi, che evidenziano come la gestione del colesterolo e in generale delle  dislipidemie sia una parte essenziale della prevenzione cardiovascolare. Proprio il colesterolo cattivo, infatti, è il primo fattore di rischio per infarto e malattie coronariche, prima ancora di fumo, ipertensione e obesità, e rappresenta la prima causa di morte fra le malattie cardiovascolari.

Per ridurre i livelli di colesterolo LDL il primo step è una corretta alimentazione. Ma spesso questo non basta. Al congresso ESC è stata presentata una nuova classe di farmaci, gli anticorpi monoclonali anti PCSK9. Questi farmaci innovativi, in associazione alle statine e altri farmaci ipocolesterolemizzanti, riducono drasticamente i livelli di colesterolo cattivo fino al 60% nei pazienti in cui dieta e trattamento farmacologico tradizionale non siano sufficienti a raggiungere i target raccomandati.

Focus è stato dato dalle linee guida anche alla maggiore aderenza alla terapia, che oggi è molto bassa: dopo un anno solo il 40% dei pazienti la segue regolarmente.

Data aggiornamento: 8 Settembre 2016