Una vita in gioco: il racconto di un campione oltre la malattia vince il Premio Zanibelli 2018

“Una vita in gioco. L’amore, il calcio, la SLA” è l’opera edita vincitrice del Premio Zanibelli 2018. La storia è quella di Stefano Borgonovo, indimenticabile calciatore del Milan, della Fiorentina e della Nazionale, colpito da SLA e mancato nel 2013, raccontata dalla moglie Chantal attraverso la scrittura delicata di Mapi Danna. 
Questo non è un diario di malattia ma un libro di vita, rabbia, resistenza, coraggio, passione. Stefano era un calciatore molto amato, e tutti ricordano quella giornata a Firenze, quando entrò nello stadio davanti a 27mila persone commosse, su una carrozzella spinta da Roberto Baggio,  lo stesso stadio che lo aveva visto nel pieno del suo vigore sportivo. La forza di Stefano non si era spenta, ma trasformata, perché la vera forza non sta nei muscoli, ma nello sguardo e nel pensiero.
 
Come è nato questo libro
CB: quando Stefano è mancato, nel 2015, sentivo il bisogno di raccontare la sua storia attraverso i miei occhi, la storia dietro le quinte, la mia storia. Quella lontana dai riflettori e dalle scene. Sentivo che in quegli anni trascorsi con lui e con la sua sofferenza, oltre alla malattia, c’era un insegnamento, qualcosa che poteva diventare universale e letterario. 
MD: scrivo storie d’amore, piccole o grandi non importa, cerco di trasformare i racconti delle persone in un dono, la trasposizione letteraria della loro esperienza. Il progetto si chiama Love Books, sono una personal writer. Dal 2013 lo faccio per lavoro, dopo una lunga esperienza come giornalista e scrittrice. Ecco perché Mondadori ha pensato a me, quando si è trattato di scrivere la storia di Stefano e Chantal. 
 
Cosa rende unica questa storia rispetto a tante altre?
CB: In questo libro ci sono tanti temi, quello del fine vita, dei caregiver, della disabilità. Stefano aveva tutto e a un certo punto della vita si è ritrovato a dover affrontare una malattia terribile. Aveva fatto dei muscoli la propria vita, e all’improvviso i muscoli lo hanno tradito, privandolo della sua forza. All’inizio si nascondeva, cercava di fuggire dalla realtà della malattia. Sembrava quasi vergognarsi di me, abbassava la testa, non voleva che io lo vedessi in quelle condizioni. Ma per me lui era sempre lui, solo il suo corpo era cambiato. La malattia non coincide con la persona: Stefano aveva la SLA, non era la SLA.
MD: Non è una storia straziante, non c'è ripiegamento o compiacimento del dolore, c'è soprattutto fame di vita, difesa e riempita di desideri, fino all'ultimo giorno. E' il manifesto dell'idea dell'amore come impresa. Ci sono Chantal e Stefano nella costruzione e nel coraggio, nella sfida, negli anni dei sacrifici, della disciplina e del  successo, dei figli, della ricchezza, dei viaggi e ancora di più negli anni della guerra contro il male, una guerra però illuminata da vittorie quotidiane, giorno per giorno, vinte dalla loro voglia incredibile di esserci, sostenersi, rendersi reciprocamente liberi e interi.  
 
Come avete lavorato insieme?
CB: Non ci conoscevamo, non ci eravamo mai viste prima, e questo ha facilitato le cose. Mapi veniva da me e si sedeva ad ascoltarmi, mi metteva a mio agio e così io iniziavo a parlare. Mi sono aperta, le ho raccontato la storia come non l’avevo mai raccontata a nessun altro. Una storia d'amore, che ridefinisce, anche eticamente, l'idea di persona, di vita, di bene, di sport, di famiglia, di amicizia, di resilienza. La storia di un uomo vista dagli occhi della sua donna, la storia di ciò che Stefano ed io siamo stati, insieme.
MD: Quando ho parlato con Chantal pensavo di conoscere già la sua storia, invece non sapevo nulla. Per me è stato un onore poter costruire questo romanzo, per veicolare la potenza di un racconto che la gente non conosceva. Negli anni in cui Stefano ha combattuto contro la SLA, Chantal si è presa cura di lui e della sua serenità, grazie all’amore che li univa e che pur nella disperazione di quegli anni non si è mai affievolito. Ho cercato, nel mio ruolo di scrittrice, di calibrare ogni parola per far esplodere sentimenti, emozioni, paure e speranze. Certa che le parole siano veicoli, che portino un carico di significati precisi, che vadano scelte con cura, una ad una, per amore.

Intervista di Matteo Bertone, Direzione Comunicazione Sanofi Italia