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Intervista a Dino Caruso Galvagno

«Credo che l’illustrazione abbia tutte le caratteristiche che la rendono un mezzo realmente contemporaneo di comunicazione ed espressione: è un linguaggio fresco, attraente, ricercato, moderno». Parola dell’illustratore italiano a Madrid Dino Caruso Galvagno, che ha firmato il nuovo numero del My Sanofi Magazine.

 

Dino Caruso Galvagno

Dino Caruso Galvagno nasce nel 1988 in Sicilia. La sua formazione artistica passa per l'Istituto Statale d'Arte dove apprende tecniche di stampa, tipografia e fotografia. Frequenta poi un corso di pittura in Belle Arti e sviluppa l'interesse per l'illustrazione. In seguito si trasferisce in Spagna dove un corso di Illustrazione e Animazione a Barcellona. Attualmente vive a Madrid e lavora come freelance, collaborando con diverse testate editoriali iberiche. Alcune delle sue illustrazioni hanno accompagnato articoli sul Corriere della Sera.

Ciao Dino, ci racconti il lavoro che hai realizzato per Sanofi? Da che spunto sei partito per interpretarlo?
Sono partito dal briefing che abbiamo avuto, è stato molto interessante ascoltare tutte le iniziative che avete intrapreso in azienda e l'idea per l'illustrazione è nata giusto da una profonda riflessione sulle nuove forme che ha assunto il nostro lavoro quotidiano ed i nuovi mezzi per farlo post-pandemia. L'illustrazione racconta un po' questo cambiamento, inaspettato ma con nuove possibilità, personalmente penso sia un cambiamento in qualità di vita.

Sempre più spesso le illustrazioni sostituiscono le fotografie sulle cover di importanti testate internazionali, come è successo di recente per la cover del New Yorker disegnata da Chris Ware, dove una dottoressa impegnata in prima linea nella pandemia può vedere la sua famiglia solo attraverso lo smartphone. Come ti spieghi questo successo dell’illustrazione? 
Storicamente l'illustrazione, pur essendo stata sempre presente, ha avuto i suoi momenti di grande auge alternati a parentesi molto più moderate. Negli ultimi anni credo ci sia stata una riscoperta delle infinite possibilità dell'illustrazione, sopratutto nell'ambito della comunicazione. Credo abbia tutte le caratteristiche che la rendono un mezzo realmente contemporaneo di comunicazione ed espressione: è un linguaggio fresco, attraente, ricercato, moderno. Oserei dire che sia il linguaggio che più ci rappresenta oggigiorno e che meglio descrive la nostra epoca. Ci hanno preceduto geroglifici, capitelli dorici ed affreschi, tele e sculture, ai posteri chissà se noi lasceremo illustrazioni! 

Qual è il tuo approccio all’illustrazione, la spinta creativa alla base del tuo lavoro di illustratore?
Quello che mi muove fondamentalmente è la necessità di esprimermi, di raccontare storie, molte volte di rendere reali alcune cose sfuggevoli come un rituale, la condivisione di qualcosa di specifico, inclusa la denuncia. L'illustrazione è sempre stato il mezzo di espressione che più mi libera e rappresenta, mi ci sono voluti anni per trovarlo ed esserne autocosciente: non conosco altra cosa che mi soddisfi così tanto. Se per uno scrittore  la questione fondamentale è trovare le parole giuste, per me è trovare l'immagine giusta, quella che sia più forte e chiara.  

 

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