Parla Marcello Cattani: «Insieme scriveremo nuove pagine del nostro futuro»

«Scommettiamo su competenze trasversali e gioco di squadra. La salute mai come ora vive di contaminazioni di ricerche, saperi, conoscenze, professionalità. Oggi la chiave è mettere a fattore comune studi clinici e percorsi per aprire nuove opportunità e sostenere i costi dell’innovazione». Intervista a Marcello Cattani, appena nominato nuovo Country Lead e Direttore Generale di Sanofi Italia.

Marcello Cattani

«Mai come oggi soltanto uniti si possono affrontare le sfide di un mondo nuovo, completamente diverso dal passato». Così Marcello Cattani, appena nominato Country Lead e Direttore Generale Sanofi Italia, racconta la nuova sfida. Questo top manager nato a Milano quarantotto anni fa e residente a Parma, alle spalle una carriera ventennale nelle aree marketing e commerciale del settore chimico-farmaceutico, da oggi è alla guida italiana di Sanofi. Cattani mantiene anche il ruolo di General Manager della BU Specialty Care, la divisione specializzata in malattie rare, sclerosi multipla, oncologia, immunologia e malattie rare del sangue. «Ringrazio per la fiducia. È una fase delicata. Di fatto tutti noi siamo costretti a ridefinire abitudini, quotidianità, lavoro, tempo libero. Potremo affrontare tutto questo soltanto col gioco di squadra», precisa Cattani. 
 
Intanto come ha vissuto la notizia della nomina?
«Con grande emozione e orgoglio. È una nuova sfida, in una fase globale e nazionale delicata e sono consapevole del ruolo che una realtà come Sanofi riveste nei confronti dei pazienti e della comunità tutta. Anche il fatto di aver identificato un Country Lead con una grande competenza italiana riconosciuta nel farmaceutico credo sia una testimonianza di prospettiva medio-lunga e la volontà di lavorare su una maggiore focalizzazione esterna, dialogando in modo nuovo con tutte le istituzioni».

Con quali strumenti affronterà questa nuova vita?
«Il futuro sarà totalmente da riscrivere e per farlo abbiamo bisogno di trasversalità. Talenti e competenze differenti al lavoro insieme e messe a fattore comune. Questo è un passaggio che talvolta è mancato. Ed è un segnale di forte cambiamento e discontinuità rispetto ad un mondo che si è modificato in poco tempo. La collaborazione trasversale sarà la chiave di accesso per costruire insieme il futuro. Ed è quanto ci sta dicendo anche Paul Hudson, il nostro nuovo CEO a livello globale, scommettendo sulla ricchezza di diversità, di competenze, di talenti».

Cosa significa ripartire dai talenti?
«Significa proporre un insieme fluido di opportunità, guardare oltre i confini professionali del proprio ambito o della propria business unit. Significa lavorare con competenze arricchite da una mobilità che oggi si può esplicitare anche attraverso il digitale. È un cambiamento di visione e quindi di leadership che riguarda ciascuno. Perché valorizzare le competenze e i talenti e metterli a beneficio dell’intera organizzazione è un elemento strategico fondamentale per proiettarsi molto di più verso l’esterno, verso le relazioni con tutti gli stakeholders e fare sistema».


“Dobbiamo creare alleanze con pazienti, istituzioni, opinion leader, esperti, professionisti della salute e con altre aziende pharma leader. Il valore è misurarsi con le comunità che arricchiscono la filiera della salute”


In questa scenario allargato l’azienda con chi dialoga?
«Con tutti e in modo costruttivo. Dobbiamo creare alleanze con pazienti, istituzioni, opinion leader, esperti, professionisti della salute e persino con altre aziende pharma leader. Il valore è misurarsi con le comunità che arricchiscono la filiera della salute».

Su cosa concentrerà la sua leadership?
«Su quello che Sanofi ha sempre fatto al meglio: dare il massimo e fare la differenza, puntando su credibilità, autorevolezza, resilienza, passione, gioco di squadra. Perché mai come oggi uniti si vince».


“Riscriveremo nuove pagine e metteremo necessariamente in discussione modelli che in soli due mesi risultano superati. Avremo un’attività multicanale molto spinta e tutto questo richiederà competenze digitali nuove e diverse per abbracciare questi canali”


In tanti parlano della nuova normalità, così descritta dal MIT Technology Review. Come sarà dal suo punto di vista questa nuova normalità? 
«Cambierà il nostro modo di lavorare e impatterà sulle nostre vite. Ma questa pandemia ci ha fatto aprire gli occhi sulla strategicità del nostro settore. Nel lavoro sarà un cambiamento epocale. Riscriveremo nuove pagine e metteremo necessariamente in discussione modelli che in soli due mesi risultano superati. Avremo un’attività multicanale molto spinta e tutto questo richiederà competenze digitali nuove e diverse per abbracciare questi canali».


“La priorità è nell’investimento in salute e in prevenzione, in sistemi di cura omogenei su tutto il territorio nazionale, nella ridefinizione a livello operativo e di risorse dei LEA affinché siano equi ed equivalenti da Nord a Sud”


E sul fronte della salute?
«Come ha scritto Harari ieri sul Guardian “Quando l'emergenza sarà superata dovremo investire ancora di più nella protezione delle vite umane”. La priorità è nell’investimento in salute e in prevenzione, nei sistemi di cura omogenei in tutto il territorio nazionale, nella ridefinizione a livello operativo e di risorse dei LEA affinché siano equi ed equivalenti da Nord a Sud. Una sanità decentralizzata spinta crea differenze e disugualità. In questo tutti gli attori dell’industria hanno un ruolo chiave: dobbiamo aiutare il sistema a riformarsi per ridurre la frammentazione che può essere anche un limite alla gestione di una crisi sanitaria e della salute dei cittadini più in generale».

Cosa significa investire nella salute?
«Significa comprendere la necessità di una visione più olistica del concetto di salute, di relazione forte tra investimento sulla prevenzione e innovazione. Siamo una popolazione destinata a vivere più a lungo e in salute, il nostro sistema sanitario ha grandi competenze scientifiche e cliniche in tutte le aree terapeutiche.  Questo è un ottimo punto di partenza».


“All’emergenza Covid-19 abbiamo risposto in modo tempestivo, concreto, autentico. Non abbiamo lasciato indietro nessuno, ne’ fuori e ne’ dentro l’azienda”.

Come abbiamo risposto alla crisi emergenziale Covid-19 come azienda?
«Lo dico senza timore di essere smentito e con grande orgoglio. All’emergenza Covid-19 abbiamo risposto con azioni concrete, tempestive, autentiche. Non abbiamo lasciato indietro nessuno, ne’ fuori e ne’ dentro l’azienda. Ma abbiamo anche lanciato servizi innovativi e di valore. Penso all’home delivery Sanofi4You per alcune categorie di malati cronici o la terapia domiciliare per i pazienti affetti da malattia rara o ancora ad alcune produzioni ripensate anche nei nostri stabilimenti». 

Il futuro della salute? 
«Digital medicine e tecnologie digitali saranno rilevanti e aiuteranno a lavorare meglio. Di fatto è già così. Ma la diagnosi e l’analisi clinica da remota diventerà una grande opportunità di ammodernamento del nostro sistema sanitario. Grandi realtà come Sanofi possono mettere sul tavolo partnership strategiche pubblico-privato. La partita della salute oggi è la vera sfida e la si gioca in un’ottica multistakeholders». 


“La salute mai come ora vive di contaminazioni di ricerche, saperi, conoscenze, professionalità. Oggi la chiave è mettere a fattore comune studi clinici e percorsi per aprire nuove opportunità e sostenere i costi dell’innovazione”


Su cosa concentrare l’azione?
«Occorre creare una sinergia per generare efficienza nei percorsi di cura e nella sostenibilità del sistema sanitario. La nuova frontiera medico-scientifica parte dalle aree specialistiche e dai bisogni dei pazienti. Dalle aree specialty arriva trasversalmente anche nelle altre aree terapeutiche, con una visione molto più integrata. Così i bio-marcatori nati nell’oncologia oggi vengono adottati anche in altre aree terapeutiche. O ancora nei vaccini l’arrivo di anticorpi performanti da un punto di vista bio-tecnologico ci aiuteranno a gestire e intervenire contro nuove patologie. Di fatto la salute mai come ora vive di contaminazioni, di ricerca scientifica e tecnologia. Oggi la chiave è mettere a fattore comune sudi clinici, risorse e percorsi comuni per aprire nuove opportunità, sostenendo i costi dell’innovazione. Questa visione integrata è una guida per il futuro».

La Sanofi che immagina nel domani?
«Un’azienda veloce, agile, autorevole, dove scienza e tecnologia sapranno integrarsi in modo armonico.  Un player mondiale di primo livello con un alto tasso di innovazione, con nuove alleanze a fianco delle istituzioni come driver del cambiamento. Una realtà strategica da un punto di distretto industriale – penso ai nostri quattro siti produttivi, orgoglio nazionale – e capace di gestire in breve tempo le necessità dei pazienti, lavorando in community. Un luogo che intercetta e premia talenti, attraendo le migliori competenze sul mercato. Insieme ce la faremo».

 

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