«Di nuovo in campo, più forti della paura». A dieci anni dal terremoto la storia del Nuovo Basket Aquilano



STORIE DA EMPOWERING LIFE / Senza paura. Non poteva essere più appropriato il motto del Nuovo Basket Aquilano, di cui Sanofi è sponsor ufficiale anche per la stagione 2018/2019. La società sportiva coinvolge più di 200 ragazzi del territorio attraverso la sua attività sportiva e di aggregazione e rappresenta oggi un importante punto di riferimento per la collettività.



La storia del Nuovo Basket Aquilano inizia subito dopo il terremoto del 2009, grazie alla passione e allo spirito positivo e visionario del suo Presidente Roberto Nardecchia. In un momento in cui si parlava soltanto di costruzione delle New Town e alloggi temporanei, Nardecchia proponeva un progetto che sembrava una chimera: la costruzione di un palazzetto sportivo. Grazie alla sua caparbietà e senza alcun fondo pubblico, il 27 gennaio del 2013 è stato inaugurato il PalaAngeli, dedicato alla memoria di tre ragazzi che avevano vestito la canottiera della Scuola Minibasket L’Aquila e hanno perso la vita a causa del terremoto.

Sanofi ha un forte legame con il territorio aquilano. D’altronde proprio a Scoppito, nell’aquilano, ha sede uno dei suoi storici stabilimenti. Ecco perché abbiamo deciso di scendere in campo accanto alla squadra. E abbiamo acquistato attrezzature per l’allestimento dell’impianto. Oggi il PalaAngeli è al contempo un importante centro di aggregazione e un polo di eccellenza sportiva. La società Nuovo Basket Aquilano, nata praticamente tra le macerie del terremoto, nel giugno del 2009 ha costituito la realtà sportiva cestistica più importante nell’ambito del comune e della provincia de L’Aquila. E oggi è una delle realtà più conosciute e affermate nel panorama italiano.

A dieci anni dal sisma de L’Aquila cosa resta nella memoria di chi lo ha vissuto oltre al dolore e alla paura? C’è una lezione che si può trarre da un evento così tragico?
«Resta ogni cosa, ogni singolo momento, ogni emozione. Ed è giusto che sia così, perché la vita è un grande contenitore nel quale poter immagazzinare ogni esperienza, positiva o negativa che sia, perché tutto fa parte della storia di ognuno e perché forse solo cosi si riesce a dare un senso compiuto a questa vita».

Perché era così importante ripartire da quel centro di aggregazione e dallo sport?
«Era fondamentale poter continuare a trasmettere ai ragazzi quello che avevano sempre avuto da noi: la voglia di lottare, la voglia di correre dietro un obiettivo, la capacità di sapersi rialzare prontamente dopo una caduta o una sconfitta, la condivisione di valori e il rispetto per se stessi e per gli altri. Non potevamo fare altrimenti: sarebbe stato un tradimento verso di loro, soprattutto, e verso noi stessi».

In un libro di racconti dei bambini che hanno vissuto il terremoto Lorenzo, a seguito della ripresa degli allenamenti di basket, ha detto: “Tutto adesso sta tornando normale”. Quanto ha contribuito il Mini Basket Aquilano a restituire la “normalità” a quei bambini oggi diventati più grandi?
«Non dovrei essere io a dirlo, ma dai tanti racconti dei genitori credo che sia stato uno strumento fondamentale, insieme alla caparbietà ed all’orgoglio delle loro delle famiglie, per far capire ai ragazzi che il mondo intorno a loro non stava morendo…..».

Quanto orgoglio per la propria città e voglia di riscatto ci sono nelle vittorie della squadra?
«Tanto, tantissimo. È qualcosa che si è trasmessa con l’esempio, senza tante parole, con il vedere da piccoli i più grandi lottare in campo su ogni pallone, con il vedere i propri genitori fare mille sacrifici per portare avanti la famiglia in ogni momento, con la consapevolezza di fare parte di una comunità fiera e caparbia. Pochi mesi fa, ad una finale nazionale un importante istruttore ci ha fatto forse uno dei più significativi complimenti: “Giocate ogni gara come fosse l’ultima battaglia, e ogni volta sappiamo che per battervi dobbiamo morire in campo con voi, e forse potrebbe non bastare….”».

Come sono, oggi, i ragazzi che hanno vissuto quei giorni? 
«Hanno accumulato da piccoli emozioni e sensazioni che normalmente non si ha la possibilità di vivere alla loro età. Spero che da adulti compiuti possano trasmettere questi valori ai loro figli e possano essere un riferimento per le loro famiglie».

Cosa hai imparato in questi anni e cosa resta di quella esperienza?
«Tanto, consapevole che non si finisce mai di imparare e consapevole che credere di averlo fatto renderebbe solo presuntuosi. Restano sorrisi, lacrime, gioie, dolori, vittorie, sconfitte, certezze, incertezze. Resta ogni singolo momento passato. Resta una vita».