«Parità tra i sessi significa una nuova cultura del lavoro». Intervista a Francesca Moriconi, vincitrice per Sanofi del Premio Valeria Solesin 2018



Il talento declinato al femminile. E il lavoro che può fare la differenza. Intervista alla ricercatrice italiana sostenuta da Sanofi per il Premio Valeria Solesin. «Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne vuole dire scardinare, attraverso un quadro giuridico ma anche culturale quella discriminazione profondamente radicata fondata sul genere», afferma Moriconi.

Un premio per la memoria di una giovane studiosa. Per mettere in rete quegli studi dedicati all’empowerment al femminile. Il premio è dedicato a Valeria Solesin, ricercatrice italiana presso la Sorbonne di Parigi scomparsa il 13 novembre 2015 durante la strage avvenuta al teatro Bataclan. Poco tempo fa nella sede Google di Milano la seconda edizione del premio a lei dedicato con la premiazione dei progetti di tesi di quattordici neolaureati provenienti da tutta l’Italia. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Milano e promossa dal Forum della Meritocrazia. 
All’iniziativa prendono parte molte altre aziende. Sanofi partecipa dalla prima edizione mettendo a disposizione competenze e supporto per i neolaureati vincitori. “Il talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia nel nostro Paese”: questo il titolo del bando che richiama alle ricerche di Solesin. Tra i quattordici lavori selezionati quest’anno si è aggiudicata il premio sostenuto anche da Sanofi Francesca Moriconi, 26enne, nata in provincia di La Spezia e oggi basata a Terrarossa, in provincia di Massa Carrara. Laureata in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università di Parma, Francesca ha continuato il suo percorso di studi all’Università LUISS di Roma. Qui ha cominciato ad interessarsi ai problemi relazionati alla parità di genere sul mondo del lavoro, laureandosi con la tesi selezionata dal premio: "Parità di genere: garanzie normative nello spazio giuridico europeo e resistenza socio-culturali: Italia, Francia e Svezia a confronto". Abbiamo incontrato Francesca e ci siamo fatti raccontare le sue ricerche.

Ciao Francesca, cosa rappresenta questo premio?
«È un’occasione per condividere ricerche, risultati, idee, prospettive e far quindi luce sulle difficoltà che ancora oggi le donne incontrano nel mondo del lavoro. Il valore aggiunto è che l’iniziativa riesce a rendere più visibili queste tematiche attraverso la valorizzazione e il riconoscimento del lavoro di giovani neolaureati. In questo modo grazie alle loro tesi di laurea i giovani possono riportarne un quadro (certo non esaustivo) ma critico e arricchente».

Ci racconti il tuo rapporto con le tematiche del premio? Perché hai deciso di farle diventare il tuo ambito di ricerca?
«Perché in Italia, nonostante la presenza di una legislazione sempre più attenta al problema, continuano a sussistere notevoli disparità sostanziali e non solo formali tra uomini e donne. E mi sono chiesta: quanto il mio essere donna potrà influire sul mio rapporto di lavoro? Così ho deciso di approfondire la ricerca fino a farla diventare oggetto del mio elaborato».

Il tuo lavoro di ricerca ha un respiro internazionale. Cosa è scaturito dalla comparazione tra la situazione italiana e quella di Francia e Svezia? 
«Porre a confronto realtà nazionali come quella italiana, francese e svedese mi ha permesso di verificare le differenti velocità sulle quali scorre il processo del raggiungimento delle parità sostanziali. E poi anche di ricercare all’interno dei contesti sociali e culturali di quegli ambiti nazionali quali siano le criticità, figlie di una storia differente per ciascun Paese. Ciò vale soprattutto per quei contesti dove, a fronte di una sensibilità diffusa sulla questione della parità, fa da contraltare il permanere di un’immagine di società essenzialmente patriarcale. Non basta una pubblica opinione favorevole alla parità e neppure, laddove è possibile ottenerlo, un corredo di norme che favoriscano tale processo: al contrario, occorre cercare di rilevare quei nodi critici di base che sottostanno ai comportamenti sociali. Parità tra i sessi significa una nuova cultura del lavoro».

Quali obiettivi ti sei posta per il futuro?
«La mia idea è quella di continuare ad indagare questo specifico ambito di ricerca, con la speranza di assistere negli anni ad alcuni cambiamenti sostanziali che vedano la meritocrazia come unico elemento che porti all’avanzamento di carriera, slegato dal sessismo. Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne vuole dire scardinare, attraverso un quadro giuridico ma anche culturale quella discriminazione profondamente radicata fondata sul genere, che spesso deriva da atteggiamenti patriarcali e norme sociali correlate».